martedì 28 aprile 2009

Pensieri...

Ancora nessuna novità all'orizzonte, solamente il mio definitivo ingresso nell'appartamento che mi da un tetto ogni giorno e che si trova al 25° piano di un grattacielo nel centro di Sydney.



Devo dire che mi ci trovo molto bene, la casa è molto ampia e sembra quasi un mondo distaccato dal frinire incostante e rumoroso di Sydney, popolata da personaggi alquanto particolari ma non per questo meno reali dell’aria che respiro..

Capita così che un turco (o Turchese vero Marz?) di nome Vulcano, canti a squarciagola le canzoni di Rino Getano che un'italiano di nome Antonio gli ha voluto insegnare o ancora che un tedesco di nome Falko, ci provi costantemente con una ragazza inglese di nome Donna Marie senza per'altro riuscire ad ottenere nulla.
Ieri inoltre, ha fatto ingresso nella casa una nuova inquilina koreana di nome Sarah, molto carina e gentile, leggera come una piuma e servizievole al limite dell'insopportabile che adora alla follia l'Italia e gli italiani in genere, staremo a vedere gli sviluppi della cosa..
Le altre due ragazze che vivono in quello che ormai ho imparato a chiamare "il mio piccolo mondo", sono di Torino e saltellano costantemente in giro per l'appartamento intervallando la cosa con lunghe sessioni in palestra, piscina e sauna senza mai soluzione di continuità, sono decisamente incredibili ed è impossibile stargli alle costole.

Laura, una di queste ultime due ragazze, ci lascerà la settimana prossima per continuare nel suo viaggio in cerca di più fortuna e lavoro spostandosi a Perth e lasciando così un posto vacante all'interno della casa che penso verrà occupato da una ragazza neozelandese che è venuta a vedere l'appartamento questa mattina.
Nel mio vagabondare fino ad oggi, ho imparato una cosa su questo popolo e cioè che gli neozelandesi sono persone veramente strong, sembra quasi che Dio li abbia creati frantumando del granito con una mazza ferrata arrugginita in una notte di sbronza, staremo a vedere come questo nuovo ingresso rivoluzionerà la vita in casa.
Adesso vado a distribuire un pò di curriculum in città, (la caccia continua) ma voglio lasciarvi con una citazione di Pablo Neruda che, nonostante sia una poesia inflazionata tra i miei colleghi di viaggio\blog, ci tengo a scrivere anche sulle mie pagine perchè io punto al cuore ed alla mente dei miei amici e familiari che in quanto tali, leggono solo il mio blog e non l'hanno probabilmente mei sentita prima.
La seconda citazione sono le parole di una persona che ammiro moltissimo al di là del brand che gestisce e che ci tengo ad appuntare su questo mio-vostro diario.



LENTAMENTE MUORE

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
[Pablo Neruda]




If today were the last day of my life, would I want to do what I am about to do today?” … whenever the answer has been “No” for too many days in a row, I know I need to change something.
Remembering that I’ll be dead soon is the most important tool I’ve ever encountered to help me make the big choices in life. Because almost everything that all external expectations, all pride, all fear of embarrassment or failure – these things just fall away in the face of death, leaving only what is truly important.
Remembering that you are going to die is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose. You are already naked. There is no reason not to follow your heart.


“Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei veramente fare quello che sto per fare oggi?” E ogni volta che la risposta fosse “No” per troppi giorni di seguito sapevo di aver bisogno di cambiare qualcosa.
Ricordare che morirò presto è lo strumento più importante che mi ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita. Perchè praticamente tutto, tutte le aspettative, l’orgoglio, le paure di fallire, tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante.
Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare le trappola di pensare di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è nessun motivo per non seguire il vostro cuore.
[Steve Jobs]

Have a good life..

giovedì 16 aprile 2009

In Sydney.... again

La prima settimana passata a gironzolare nuovamente per Sydney è alla fine trascorsa senza grossi intoppi o, per lo meno, nessun problema che io non sia riuscito a risolvere all’ultimo momento.
Appena atterrato all’aeroporto, ho buttato letteralmente giù dal letto Paolo, Enzo e la loro nuova coinquilina, Serena che hanno avuto la gentilezza di tenere il mio Backpack mentre io mi aggiravo per la city alla ricerca di lavoro.
Il frutto di questa lunga giornata è stato un nulla di fatto che mi ha portato quasi all’essere costretto all’agghiaccio perchè nella foga del mio interminabile girovagare, non mi sono reso conto che durante le vacanze pasquali, molti turisti hanno preso d’assalto la city precludendomi tutti i letti cheap disponibili (ma al four season o allo Hilton c’era ancora posto).
La cosa si è risolta quando alle 23:00 ho finalmente trovato posto al d-lux, ostello sito in kings cross che devo dire si è rivelato essere un gioiellino nel bel mezzo del più confusionario e festaiolo quartiere di Sydney.
Passata la preoccupazione per il letto, la mia ricerca del lavoro è ripartita e mi ha portato ad intraprendere un colloquio con “la cantina”, magnifico bar-enoteca che si trova alla base di un grattacielo riempito di uffici fino al tetto 42 piani più sopra.
La cosa si è protratta per non più di 10 minuti in cui ho chiacchierato con il titolare (che non spiaccica una parola del nostro idioma) su cosa avrei dovuto fare durante il lavoro ma anche quì, a distanza di qualche giorno durante i quali nulla si è mosso, posso dire che non se ne farà nulla.
E’ poi arrivata pasqua, quale occasione migliore per tornare alle vecchie e sane abitudini dei bbq in spiaggia e nel contempo reincontrare Paola in quel di Bronte dove mi ha presentato tutti i suoi ormai ex coinquilini visto che domani prenderà il volo che dopo 36 ore la riporterà alla sua amata Piacenza.



Dopo aver provveduto a cenare tutti assieme, strimpellare la chitarra sulla sabbia e salutarla come si conviene ad una così carina e solare ragazza (have a good life Paola) riprendo oggi la mia spasmodica ricerca di un lavoro questa volta puntando a ben altro impiego (quale rimane per ora un segreto, sappiate però che ho provveduto ad impaginare 2 curriculum, ovviamente falsi che esporrò all’occasione) e nel contempo comincio e subito finisco la ricerca di un’appartamento in centro.
Quest'ultima è già finita perchè, ho trovato ciò che fa per me, ed al primo colpo, un’appartamento al 25° piano di un grattacielo in pieno centro che porta in dote tv al plasma 50 pollici con decoder satellitare, free wirless adsl, lavanderia con lavatrice e dryer, 3 campi da squash, sala biliardi, spa, 2 piscine con jacuzi, e palestra, senza l'ombra di un'asiatico (praticamente i palazzoni del centro sono solo loro ma il mio boss, vuole una clientela solo europea) ed il tutto per meno di quello che pago attualmente in ostello al d-lux.
Il padrone di casa, tale Klaudien (Albanese di circa 30 anni), mi ha accompagnato questa mattina a visitare l’accomodation e dopo averla vista, l’ho fissata a 170 dollari per week (impegno minimo 2 mesi) a partire da sabato questo salvo poi, ricevere una sua telefonata che mi avvisava che per un suo errore l’appartamento sarebbe stato libero solamente giovedì prossimo.
A questo punto, ho avuto il coltello dalla parte del manico gli avevo già versato la caparra) e sono riuscito a spuntare uno sconto sull’affitto di 10 dollari alla settimana ed una riduzione dell’impegno minimo a 5 settimane anzichè i canonici 2 mesi ma, la cosa che più mi ha reso felice è che tutto questo l’ho fatto in inglese… wow!!!
Rimane ora solamente da chiarire dove dormirò in questa settimana ma non posso risolvere tutti i miei problemi in una volta, insomma, chi vivrà vedrà.
Appena possibile, inserirò le foto dell'appartamento.
Ed ore, let’s go, I have need to find a job now…
P.S. Un grosso in bocca al lupo anche ad Enzo che ieri sera ci ha salutati per intraprendere la sua nuova avventura, questa volta in solitaria nella per me orribile Melbourne. C ya mate and have a good luck!!!

E chi non viene sul blog, dorme all’agghiaccio....

giovedì 9 aprile 2009

Have a good life mate..

Ed eccoci quì, ci eravamo asciati in quell della calda e tropicale Broome e adesso? E adesso devo dire che di strada ne ho fatta molta, ho attraversato fiumi e montagne per trovarmi dove sono ora.
Ma andiamo con ordine, un piccolo passo indietro…
Solevamo trascorrere le nostre giornate in Broome, la caldissima ed umida Broome che, con le sue casette dal tetto di lamiera, le sue palme in ogni dove e i suoi abitanti dall’aria imperturbabile, ci ha assicurato qualche giorno d’estate intensa e la conoscenza di numerose altre crew di van Wiched o ancora sessantenni australiani DOC che per hobby girovagano per il loro paese augurando “have a good life mate” a tutti i backpackers italiani che incontrano sul loro cammino (da quì il titolo del post).
Comunque, una di quste crew, era composta da due tedesche che dopo essersi fatte abbordare, hanno accettato il nostro invito a cena a base di Spaghetti al tonno (brrrrrrrr) e filetto al pepe verde (meglio) salvo poi subito dopo cena gentilmente salutare ed andarsene lasciandoci così, con un nulla di fatto...
Comunque il piano era un’altro (a parte le tedesche) ed era molto chiaro, seguiamo il consiglio di sua maestà Lonely Planet, rimaniamo fino a mercoledì per la serata in cui si elegge “miss maglietta bagnata” e poi il giovedì ci rimbocchiamo le maniche e partiamo alla volta di Darwin.
Il caso ha voluto che il fatidico mercoledì, nel pomerigio ci recammo alla ricerca del pub che avrebbe dovuto fare la famosa sfida, ma, che questo avesse chiuso 2 anni prima siamo quindi rimasti con un pugno di mosche (nel vero senso della parola) così, ritenutici traditi da Broome, decidemmo di ripartire immediatamente.
I kilometri che ci distaccavano da Darwin, ultima meta del viaggio erano 1800 e le rest area presenti sul tracciato erano deliziose oasi di pace che dividevano la highway dal selvaggio bush popolato da coccodrilli, ragni velenosi, e serpenti, tutto questo veniva però allietato dal dolce ululato di molti branchi di voraci dingo a caccia di cibo, posti idilliaci insomma in cui solevamo passare le afose notti con le portiere del van aperte per poter così provare a respirare.
La mattina in cui Rusty ha attraversato il confine del tanto agognato Northen territory, abbiamo visto un ragazzo sul ciglio della strada con in mano un cartello con l’inequivocabile scritta “DARWIN”, abbiamo così deiso di dargli un passaggio, daltronde mancavano solamente 350 km.
Fino a quì niente di male se non fosse che chiacchierando è venuto fuori che il tipo, tale Jonathan, è un’israeliano che ha militato nella mosshad (si scrive così?), è stato in Guerra e che il suo compito in quel frangente era quello di avvicinarsi il più possible al nemico e con l’ausilio di mezzi tecnici, fornire ai suoi le coordinate dei nemici in modo da farli riempire di missili.
Mai che capiti di caricare a bordo una bella bionda è???
Niente ha però potuto fermare noi ed ancor meno Rusty che si trova ora ad essere più vecchio di circa 10.000 km (la cifra esetta non la ricordo) ma, mi piace pensare che ora sia anche più saggio e sopratutto ricco di vita vissuta.. on the road
Siamo quindi giunti alla fine del viaggio e con ben 3 giorni d’anticipo che abbiamo passato in città, in spiaggia dove non si poteva fare il bagno a causa delle Box Jellyfish, meduse mortali che vivono solo quì in Australia (STRANO) noutando nelle calde e sicure acque del lake Alexander e mangiando la sera sul molo al porto dove deliziosi chioschetti fornivano agli avventori carne di coccodrillo e alcolici a profusione.
Un pomeriggio eravamo sulla riva di questo lago che ci asciugavamo al sole ed abbiamo commentato ad alta voce il fantastico van di una coppi di tedeschi che sostavono affianco a noi e che si sono rivelati essere in realtà due Bolzanini (quando vi deciderete a parlare in ITALIANO????????).
Intavolata così una bella chiacchierata, ci vediamo comparire davanti una bellissima ragazza dai capelli mori ed un’abitino succinto nero.
Elisabetta (questo il nome) sentendoci chiacchierare nella sua\nostra lingua, si era avvicinata assieme al suo ragazzo Luca (e te pareva che anche questa ha il moroso?) per salutarci ed appena ha visto Luca, ha riconosciuto uno dei ragazzi con cui soleva passare le sue serate ai tempi di Sydney ben 7 mesi fà.
La serata è finita chiaramente con una cena in compagnia fatta in spiaggia e un’accampamento di tre van nel parcheggio antistante.
Non sono passate molte ore dal ritiro nelle “nostre stanze” avvenuto in tarda serata che una ranger ci ha svegliato bussando al portellone del van per chiederci se nessuno mai ci avesse avvisato che non si può campeggiare nei parcheggi all’interno delle città Australiane e che la penale sarebbe stata di 100 dollari a testa se ci avessero ribeccato il giorno dopo (altro avvertimento, evvai….).
La nostra risposta, da bravi italiani, è stata “Really? Oh, I’m sorry, I don’t Know… this is tha last night and tomorrow we going to the caravanpark”.
Non avremmo comunque potuto dormire li la notte successiva perchè con nostro sommo dispiacere, quello stesso pomeriggio, abbiamo dovuto dare l’addio a Rusty perchè i giorni di nolleggio sono terminati (chissà con chi e dove sarà ora).
Il van di ferro è stato però egregiamente sostituito da un’albergo con piscina dentro la quale abbiamo organizzato la sera una rimpatriata tra italiani con relativo bagno di mezzanotte (dopo 2 ore che la piscina aveva chiuso).
Un francese, vedendoci li a sguazzare, ha voluto fare lo sboorooooone, ha detto ve lo faccio ioooo il tuffo e si è buttato in acqua direttamente dal balcone del primo piano.. bella spanciata ma niente di grave..
La mattina siamo partiti per il tour al Litchfield national park dove abiamo partecipato ad una crociera su di un fiume infestato dai krokko dove gli stessi venivano invitati a saltare letteralmente fuori dall’acqua per azzannare pezzi di carne grandi come il mio polpaccio, questo per la gioia di noi avventori che abbiamo scattato foto a profusione.

Il pomeriggio, lo abbiamo passato a provarci con le tedesche, le italiane e ragazze di chissà quail altre nazionalità sguazzando contemporaneamente nel bel mezzo di varie cascate disperse nel parco nazionale.

Penso mi abbia frainteso, io non gli avevo mica chiesto la mano...

Non c’è bisogno di dire che naturalmente anche quì alla fine ci è andata male hehehehheh.
La sera cena free fatta in compagnila di Betta e Luca che ci hanno poi accompagnati all’aeroporto.
Come? Aeroporto? Non ve lo avevo detto? Si, sono nuovamente ripartito e questa volta la mia destinazione mi è molto familiare.
Infatti Luca e Beppe sono volati a Cairns per continuare il loro zingarare in giro per l’Aussie mentre io me ne sono tornato nella città che mi ha rapito il cuore, la fantastica Sydney.
Sono tornato quì a Sydney perchè già dalla mia prima visita alla città, ho potuto vedere che quì c’erano opportunità che da nessun’altra parte ho ritrovato, questa città allora mi fece crescere, iniziai a correggere qualsiasi mia deformazione, smisi con i pregiudizi, con le diffidenze, con i sospetti e mi imposi di alimentarmi di bulimica curiosità.
Sensazioni che punto a rivivere oggi scorrazzando per la metropoli alla ricerca di una casa ed un lavoro che mi permettano di continuare il mio big trip.
Per buone nuove, dovrete attendere il prossimo post..
E chi non viene sul blog, è uno che da un passaggio ad un killer israeliano..

lunedì 30 marzo 2009

Da Perth a Broome

Luogo: costa ovest Australiana, il Wild West
Tempo: 21 giorni di Marzo on the road
Mezzo di trasorto: Rusty un vecchio van mazda
Temperature: dai 40° ai 50° con umidità alle stelle

Ci eravamo lasciati con l’ultimo post made in Perth appena prima della nostra partenza direzione nord con destinazione la caldissima e tropicale Darwin.
Molte cose e molti luoghi si sono parati sulla nostra strada nel frattempo e questo post vuole essere, forse con un po’ troppa presunzione, un racconto dettagliato di ciò che abbiamo avuto la fortuna ed il coraggio di vedere.
La nostra avventura è iniziata imboccando la Highway N°1, patria di Backpackers come ormai sono io e road train, immensi camion lunghi anche 60 mt con al seguito fino a 5 rimorchi.
Questa strada, percorre per intero la costa e la prima nostra tappa è stato il Pinnacle Desert, dove moltissime pietre dalle forme bislunghe sonnecchiano da anni immemori in posizioni improbabili come mille dita pietrificate che dal terreno si protraggono ad indicare il cielo.
In quel contesto, è avvenuta la prima sventura del nostro viaggio, mentre chiaramente non guidavo io (altrimenti non sarebbe successo) ci siamo piantati nella sabbia e dopo un paio di tentativi a vuoto, la ruota ha iniziato a scavare il fragile terreno.
La soluzione è arrivata dal mio genio (heheheheh), ho trovato una pietra piatta e dopo aver scavato sotto la ruota, l’ho appoggiata a terra.
Ciò è bastato per permettere a Rusty di togliersi d’impaccio e saltar fuori dalla buca che lo stava inghiottendo.
Il successivo luogo visitato è stato il Pink Lake, un posto che sarebbe perfetto come teatro di svolgimento di una favola Disneyana perchè costituito da un’enorme distesa di sale con alcune pozze d’acqua che a causa del cloruro di sodio, si tingono di un’incredibile rosa confetto.
Questo lago però è stato visitato solo perchè di passaggio per il nostro vero obbiettivo, la visita ad un principe in carne ed ossa.
La vera favola di oggi infatti recita così:
C’era una volta, nel lontano 1970, un contadino di nome Leonard che veniva costantemente tormentato dalla sua nazione con tasse secondo lui troppo elevate riguardanti il grano che la sua proprietà, situata alla fine di una strada non asfaltata lunga 60 km, produceva con incredibile operosità.
Un bel dì, decise che l’Australia per questo non lo meritava più, si dichiarò Principe e la sua fattoria divenne il suo regno.
A nulla valsero i ripetuti tentativi del Commonhwelt del Western Australia di far rinsavire il nuovo monarca, la sua personale battaglia continuò ed ad oggi, il Principato dell Hudson River, è riconosciuto a tutti gli effetti come una nazione dispersa nell’Outback Australiano che misura esattamente la grandezza della fattoria del Principe Leonard.
Questa fattoria negli anni, ha sviluppato al suo interno, una chiesa, un suo negozio di alimentari, un ufficio postale ed infine un’ufficio governativo dal quale il principe in persona ormai 81enne, timbra i passaporti di tutti gli avventori che gli chiedono udienza calpestando il suo regal terreno.
Si tratta di un’uomo dal genio smisurato che è riuscito nella sua vita a costituire un suo stato che annovera anche una casella postale alle nazioni unite e di conseguenza nei suoi viaggi per il mondo, ha incontrato e conosciuto il papa ed i capi di stato di tutti i paesi che ha visitato, tutti tranne, il primo ministro Italiano, infatti, al suo arrivo in Italia, con grande stupore, non ha trovato assolutamente nessuno ad accoglierlo.
Finita l’udienza, con il sovrano, siamo risaliti a bordo di Rusty per riportarci sulla strada asfaltata ma, percorrendo il viale sterrato lungo 60 km,

abbiamo notato con sommo stupore delle angurie nane che giacevano incolte ai bordi della strada così, il pilota (che anche stavolta non ero io) ha pensato bene di tirare il freno a mano per effettuare un coreografico drift di 180° senza però calcolare che i lati del tracciato erano di vera e propria soffice sabbia rossa d’Australia.
Il risultato non poteva che essere una seconda insabbiatura che questa volta il mio intelletto smisurato e l’aiuto dei miei compagni di ventura non potevano risolvere.
Siamo stati costretti a chiedere l’aiuto del vicino di casa del principe che abita a cira 45 km dal medesimo ed a 400 mt dal luogo del tragicomico misfatto che ci ha visti coinvolti.
Questo nuovo personaggio, armato di una corda e di un bel jeeppone Toyota, ci ha tratti in salvo ridacchiandosela però sotto i baffi al pensiero di questi tre fessi di Italiani che hanno fatto 20.000 km per venire ad insabbiarsi davanti a casa sua a causa di 4 mini angurie che si sono poi rivelate essere immangiabili.


Risolta anche questa piccola sventura, la tappa successiva ci ha visti visitare due luoghi magnifici, Z Bend, un tumultuoso torrente che scorre in uno stretto canyon e l’ennesimo Natural Bridge d’Australia che questa volta non era circondato dalle forti acque dell’oceano e quindi risultava molto più “normale” del precedente.
Vieste queste due attrazzioni, dopo una rapida occhiata alla cartina ed una ancor più rapida occhiata alla lancetta della benzina che iniziava a scarseggiare, abbiamo deciso non tornare indietro di 40 km per recarci ad un distributore che avevamo visto la mattina ma bensì di spostarci in avanti visto e considerato che a 100 km da noi la mappa in nostro possesso, segnalava un paese che sicuramente nei nostri piani avrebbe avuto di che dissetare l’inossidabile Rusty.
La fortuna si sà, è cieca ma la sfiga in compenso ci vede benissimo, ci siamo così ritrovati a scorrazzare davanti a quello che doveva essere un paese ma che in realtà si è rivelato essere una casa dispersa nel deserto.
Con ormai la spia della riserva accesa e la lancetta che ha rotto il chiodino di fine corsa, Rusty ha eroicamente resistito per altri 40 km salvo poi arrendersi all’evidenza, i soli fumi della benzina non sono sufficienti per mantenere acceso un motore.
Il risultato è stato quello che i tre fessi italiani, si sono ritrovati a piedi, in mezzo al deserto, senza neanche una tanica vuota in cui mettere la benzina che la Road House più vicina (75 km più avanti) gli avrebbe venduto a carissimo prezzo.
Mentre pensavamo sul da farsi, una macchina si è fermata per chiederci cosa fosse successo, dopo averlielo spiegato, l’unica cosa che hanno potuto fare, è stata quella di augurarci good luck e consigliarci di fermare un camion perchè a detta loro probabilmente una scorta di benzina l’aveva.
La seconda macchina che si è fermata invece, trascinava dietro di se una barca e dopo la nostra spiegazione, ridacchiando il conducente è sceso per prendere una tanica di benzina che ci ha gentilmente versato nel serbatoio al prezzo di 20 dollari per 25 litri (gli abbiamo dato 25 dollari comunque).
Morale di questa ennesima favola: se vi trovate nel deserto, senza benzina, su un van scassato, non vi preoccupate perchè c’è sempre un signore sulla cinquantina che 10 minuti dopo la vostra “defaiance” percorre la stassa strada in direzione contraria, trascinando dietro di se una barca (in mezzo al deserto) con relative taniche di benzina, LA FORTUNA DELL’ITALIANO!!!!
Ripartiti di gran carriera (adesso abbiamo una tanica di scorta), ci siamo recati ad ammirare le Stomatoliti che sembrano semplicissime pietre immerse nella splendida e limpidissima acqua oceanica ma che, in realtà sono i genitori di tutto ciò che conosciamo.
Dovete sapere che 2 miliardi di anni fà, dei minuscoli esseri si sono raggruppati a formare delle strane rocce marrini che hanno la facoltà di respirare creando ossigeno e di conseguenza tutta l’atmosfera che ci ha permesso di nascere e vivere sulla terra.
Ormai estinte, le stomatoliti si trovano solo quì in Australia (strano!!) ed è stato bello vedere nel passato remoto del nostro pianeta.


Grazie di tutto Stomatoliti.
Appena lì vicino si trova una stazione telegrafica grande come una vasca da bagno che nel 1964, a sua insaputa ha contribuito alle comunicazioni tra la terra e la stazione spaziale Gemini che aveva perso il contatto con la NASA.
La sera poi, ci siamo accampati in un campeggio a Monkey Mia perchè la mattina seguente un gruppo di delfini sarebbe arrivato sin sulla spiaggia in cerca di cibo e non potevamo perderci questo spettacolo dal vivo.
Le attese sono state rispettate in pieno ed i delfini si sono prodigati in salti ed evoluzioni in segno di ringraziamento verso gli umani che davano loro pesce da mangiare e li accarezzavano sul muso.
Dopo aver lasciato Monkey Mia, ci siamo recati a Denham, città più ad ovest d’Australia e dopo aver fatto benzina, siamo andati a visitare Shell Beach,


una spiaggia costituita interamente da conchiglie traportate lì dalla merea, un vero spettacolo che ci ha rubato solamente una mezzoretta perchè la voglia di ripartire era grande anche se poi si è spenta quando ci siamo resi conto che per altri 1000 km non avremo avuto altro da visitare, solo una lunga strada dritta che si perde nel nulla del deserto dove neanche la radio prende.
La sera, ci siamo accampati in un paesino ed abbiamo deciso di ripulire e mettere in ordine Rusty, così armati di straccio e sapone, abbiamo provveduto ad una superficiale Toilettatura, ora dallo specchietto retrovisore riesco ad intravedere addirittura delle ombre dove prima si vedeva solo polvere. Magari uno di questi giorni decideremo di pulirlo veramente, ed allora quelle ombre si trasformeranno in veri e propri poliziotti incazzati perchè costretti a smontare dalla loro auto nel bel mezzo del deserto per scoprire chi è il pazzo al volante di questo rottame che viaggia senza luci di posizione durante la sera, su di una highway nel mezzo del nulla più assoluto..
La mattina siamo ripartiti e la giornata è passata percorrendo per 8 ore filate una strada dritta contornata dal nulla più assoluto che, se non fosse che Rusty tira decisamente a sinistra, ci poteva scappare anche un sonnellino.
Le nostre fatiche però sono state ripagate in pieno quando siamo arrivati a mettere piede sulla favolosa Torquay Bay, spiaggia dalla sabbia bianchissima, acqua cristallina e coralli che sfiorano la riva.


Inuitile dire che ci siamo accampati in spiaggia per la notte e che solamente il pomeriggio successio abbiamo lasciato quel paradiso per riprendere la strada del deserto dove, come dice Luca, “ci siamo lavati con una tanica di acqua non potabile in mezzo al deserto”… no comment…
La tappa successive ci ha visti scorrazzare per Port Hedland, polverosa città che basa la sua economia sulle miniere ma che ha comunque un suo fascino con tutte quelle case dai tetti in lamiera corrugata.
La city è attraversata da una ferrovia sulla quale corrono tutti i giorni treni diretti in tutta Australia e che possono essere lunghi anche 3 km.
Un’altro suo vantaggio inltre è quello di essere relativamente vicina ad 80 mile beach, una lunghissima spiaggia che volevamo visitare.
Appena arrivati, un signore titolare del campeggio li vicino, ci ha accolti salutandoci e complimentandosi con noi per il “fantastico” mezzo di trasporto.
Abbiamo apprifittato dell’incontro per chiedergli come fosse il mare e se fosse sicuro fare il bagno su quella spiaggia, la risposta è stata un poco confortevole “Io e la mia fimiglia non lo facciamo ma se voi volete…”
Il risultato è stato che siamo scesi, abbiamo fatto due foto e poi via subito in direzione Broome.
Altri 650 km in cui ho guidato io, strada perfettamente dritta, nient'altro attorno eccetto la nostra stessa ombra proiettata sull'asfalto rovente, con quel caldo in quelle condizioni è stato titanico…subsonica come battito e Rusty spacca!!

Ed a chi non viene sul blog, possa insabbiarsi la macchina 2 volte e finire la benzina in pieno deserto…